Presentazione anno pastorale 2020-2021

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Carissimo,

i mesi che abbiamo trascorso sono destinati a lasciare comunque un segno nelle nostre vite: ancora non abbiamo raccolto tutto quello che in questo tempo è stato seminato, anche in coloro che con tutta fretta desiderano tornare alla vita “di prima”. Si è comunque trattato di un’esperienza inedita, senza precedenti, che ha scrutato il nostro cuore, rivelando una volta di più quel che siamo dentro e ponendo ancora la domanda su quel che resiste, che è destinato a durare e che vale la pena di custodire quando tutto il resto si rivela non necessario, transitorio, perfino inutile.

L’averlo vissuto tutti – pastori e popolo di Dio – insieme e contemporaneamente fa di questi mesi un riferimento condiviso. Misureremo con il passare del tempo gli effetti che questo ha avuto sulla vita pastorale delle nostre comunità, sul loro senso di appartenenza, sulla reale centralità dell’Eucaristia domenicale, sul desiderio di vita sociale e di cammino insieme, sull’effettiva necessità di iniziative pastorali che non sono riuscite a passare indenni la prova del fuoco alla quale sono state sottoposte, sulle eventuali regressioni che dovremo affrontare con samaritana pazienza.

C’è di che lavorare, mettendosi in una prospettiva provvidenziale o – come l’ha chiamata don Angelo il 24 giugno scorso – kairologica: quale grazia il Signore ci sta preparando? Come dobbiamo leggere questo kairos, “segno del tempo” che ci è stato chiesto di vivere? Come lasciar agire lo Spirito Santo in questo tornante delle nostre vite e della vita della Chiesa di Roma?

Ognuno di noi, per intanto, è chiamato a reimpastare la propria vita di fede e di ministero, aggiungendovi l’ingrediente dell’essenzialità, del ritorno all’unico veramente necessario.

Se c’è una cosa sulla quale il covid19 e il lockdown ci hanno (ri)aperto gli occhi è proprio questa: non possiamo salvarci da soli, le nostre vite dipendono nel bene e nel male le une dalle altre; salute e malattia passano per le medesime relazioni necessarie. Abbiamo potuto vedere con i nostri occhi e constatare per esperienza la verità di quel gran mistero che è la comunione dei santi, di quella unità che ci fa cooperatori della salvezza e della comunione reciproche, come anche complici e trasmettitori di un male che attenta alla pienezza della vita.

A suo modo questa verità descrive anche il presbiterio diocesano e il nostro ministero: non possiamo pensare di bastare a noi stessi, senza l’attenzione, la cura della vita e la preoccupazione del bene di tutti. E questa è anche una delle radici della formazione di un prete e della sua necessaria forma comunitaria. La formazione non è il tempo iniziale del ministero, quasi che terminato il seminario si tratti soltanto di mettere in atto quello che lì ci avevano insegnato a fare, magari sperando di essere fortunati nella destinazione ché tutto il resto andrà bene a seguire. È una dimensione che attraversa e costituisce l’essere umano, per il quale fino alla fine dei suoi giorni non cessa il compito di rielaborare quel che vive, di ricondurlo al Centro che unifica la sua persona, trovandone il significato capace di rendere bella e buona l’esistenza, libera di fiorire nell’amore.

Per quel che riguarda il Servizio per la Formazione Permanente del Clero, quest’anno cambierà anche la composizione dell’équipe. Dobbiamo qui pubblicamente ringraziare del loro servizio e della loro dedizione manifestata in tutti questi anni soprattutto don Manrico Accoto e don Massimiliano Nazio, senza peraltro dimenticare il contributo di don Sergio Ghio. Il Signore non mancherà di dare loro la ricompensa promessa ai “servi buoni e fedeli”. Della nuova équipe, unitamente al Cardinale Vicario e a mons. Daniele Libanori, faranno parte i Rettori dei Seminari diocesani (fr. Gabriele Faraghini, don Riccardo Battocchio, don Francesco Donega e mons. Enrico Feroci), padre Stefano Bittasi e il sottoscritto.

Così, con compiti diversi, tutti insieme cercheremo di fare qualche passo insieme che sia di aiuto a “ravvivare il dono di Dio” che è in noi “per l’imposizione delle mani” che abbiamo ricevuto.

don Paolo Asolan

Libretto 2020-2021